Chi di noi non ha giocato, in vacanza al mare, con i cavalloni, con quelle onde che da un momento all'altro potevano uccidere, potevano portare via i corpicini dei bimbi, potevano far cessare vite. Eppure noi stavamo lì, inconsapevoli, con i genitori che ci urlavano contro di rientrare, che c'era brutto tempo, che il mare era mosso.
Ma noi no, stavamo lì, fermi, ritti come fusi, e non ci importava assolutamente niente; rimanere fermi, fronteggiare le onde, per poi poter dire, guarda mamma, sono più forte del mare. Ed è così che bisogna fare: affrontare le onde che arrivano, e avere il coraggio e la forza di non cedere all'impatto, di vincere, di sapere di potercela fare, quale che sia il pericolo.
Bisogna rimanere fermi.
Si impara da piccoli a vincere le paure, anche iniziando a dire no, quando serve. Che il proibizionismo selvaggio non ha mai - ahimè - giovato a nessuno.
ReplyDeletePerdonami, forse l'ho buttata un po' troppo sul personale.
(In sottofondo: Pink Floyd - Mother)
Si impara da piccoli a vincere le paure, anche iniziando col dire no, quando serve. Che il proibizionismo selvaggio e ripetuto - ahimè - non ha mai giovato a nessuno...
ReplyDeleteE il rumore delle onde ha sempre il suo perché...
what?
ReplyDeleteil problema non è tanto l'onda in se, quanto la risacca.
[...] alla fine, sono rimasto fermo. Ma lo sarò rimasto [...]
ReplyDelete[...] quanto pare sono rimasto fermo [...]
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